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CLARA MOSCHINI

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Salvo D'Acquisto (2): chi era il vicebrigadiere dei Carabinieri

Si arruolò come volontario nell'Arma all'età di 18 anni

Salvo Rosario Antonio D'Acquisto (Napoli, 15 ottobre 1920 – Palidoro, 23 settembre 1943) è stato un militare italiano, vicebrigadiere dell'Arma dei Carabinieri Reali, insignito di Medaglia d'oro al valor militare per essersi sacrificato il 23 settembre 1943 per salvare un gruppo di civili durante un rastrellamento delle truppe naziste nel corso della seconda guerra mondiale. Il 25 febbraio 2025 papa Francesco, dopo udienza con il segretario di Stato Vaticano Pietro Parolin, ha autorizzato il Dicastero delle cause dei santi ad emanare il decreto con cui si riconosce la posizione di Venerabile a Salvo D'Acquisto, in vista della celebrazione della beatificazione (vedi AVIONEWS).

Si arruolò nei Carabinieri come volontario il 15 agosto 1939, all'età di 18 anni, frequentando la Scuola allievi carabinieri di Roma, dipendente dalla 2ª Divisione "Podgora", fino al 15 gennaio 1940. Conseguì il 15 dicembre 1942 il grado di vicebrigadiere.

Il 23 settembre 1943 furono eseguiti dei rastrellamenti e catturati ventitré uomini ed un ragazzino, scelti a caso fra gli abitanti della zona di Palidoro, e ventidue di loro furono portati sul luogo dell'esecuzione.

Lo stesso D'Acquisto fu forzatamente prelevato dalla caserma da parte di una squadra armata e fu condotto nella piazza principale di Palidoro, dove erano stati radunati gli ostaggi. 

Durante l'interrogatorio dei rastrellati fu tenuto separato nella piazza, sotto stretta sorveglianza da parte dei soldati tedeschi e, "quantunque malmenato ed a volta anche bastonato dai suoi guardiani, serbò un contegno calmo e dignitoso", come ebbe a riferire in seguito Wanda Baglioni, una testimone oculare. Gli ostaggi ed il vicebrigadiere vennero quindi trasferiti fuori dal paese. Agli ostaggi furono fornite delle vanghe e furono costretti a scavare una grande fossa comune nelle vicinanze della Torre di Palidoro, davanti al mare, per la ormai prossima loro fucilazione. Le operazioni di scavo si protrassero per alcune ore; quando furono concluse fu chiaro che i tedeschi avrebbero davvero messo in atto la loro minaccia.

Si era accusato del presunto attentato, addossandosi la sola responsabilità dell'accaduto e richiedendo l'immediata liberazione dei rastrellati. I 22 prigionieri furono lasciati liberi ed immediatamente si diedero alla fuga, lasciando il sottufficiale italiano già condannato a morte, dinanzi al plotone d'esecuzione.

Il suo corpo rimase sepolto lì per una decina di giorni, poi due donne della zona (Wanda Baglioni e Clara Cammertoni) lo disotterrarono e gli dettero degna sepoltura presso il cimitero di Palidoro.

Nel giugno 1947, nonostante la contrarietà dei 22 scampati alla strage e della popolazione di Palidoro, la madre ottenne di far traslare le spoglie di Salvo D'Acquisto nella sua città natale. Il feretro, giunto a Napoli l'8 giugno 1947, fu esposto in una camera ardente presso la Caserma del Comando Legione Carabinieri Campania per poi essere tumulato il 10 giugno presso il Sacrario militare di Posillipo.

Il 22 ottobre 1986 le spoglie furono nuovamente traslate nella prima cappella sulla sinistra della Basilica di Santa Chiara di Napoli, dopo essere state onorate in una camera ardente allestita presso la caserma del Comando Gruppo Carabinieri di Napoli.

Al vicebrigadiere sono state intitolate diverse caserme dell'Arma, numerose scuole in sua memoria, ma anche nella toponomastica, con quasi cinquecento tra vie, viali e piazze a lui dedicati in Italia. Il suo gesto ha ispirato varie opere nell'arte e la figura del militare è ricordata con molti monumenti.

Medaglia d'oro al valor militare (alla memoria) con la motivazione di "Esempio luminoso d'altruismo, spinto fino alla suprema rinuncia della vita, sul luogo stesso del supplizio, dove, per barbara rappresaglia, era stato condotto dalle orde naziste insieme con 22 ostaggi civili del territorio della sua stazione, pure essi innocenti, non esitava a dichiararsi unico responsabile di un presunto attentato contro le forze armate tedesche. Affrontava così —da solo— impavido la morte, imponendosi al rispetto dei suoi stessi carnefici e scrivendo una nuova pagina indelebile di purissimo eroismo nella storia gloriosa dell'Arma".

Gridò "Viva l'Italia" poco prima della sua esecuzione. Il comportamento del militare aveva colpito gli stessi tedeschi, che il giorno dopo, secondo quanto riferito nella testimonianza della Baglioni, le riferirono: "Il vostro brigadiere è morto da eroe. Impassibile anche di fronte alla morte".

La sua frase celebre "Se muoio per altri cento, rinasco altre cento volte: Dio è con me e io non ho paura".

red/f - 1262588

AVIONEWS - World Aeronautical Press Agency
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