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Gli Usa escono dal trattato "Open Skies"

Il controllo degli armamenti in Europa non interessa più?

Con una delle decisioni fuori dagli schemi che lo hanno reso famoso, Donald Trump ha deciso, da solo senza informare il Congresso, che gli Stati Uniti usciranno dal trattato "Open Skies", ovvero l'accordo internazionale a cui partecipano 34 Paesi e che consente il controllo reciproco del livello di armamenti attraverso il sorvolo concordato di aerei con determinati sensori elettro-ottici nonché radar per la rilevazione e la registrazione della posizione e della rilevanza di basi militari.

Entrato in vigore nel 1992 "Open Skies" (da non confondere con un omonimo programma di gestione dello spazio aereo NdR) ha permesso fino ad oggi uno scambio intenso di visite ispettive attraverso sorvoli (pagati dai Paesi che li compiono NdR) che hanno impegnato la maggior parte delle Nazioni europee e gli Stati Uniti da un lato e la Federazione russa dall'altro.

Il "casus belli" è stato l'ennesimo rifiuto avanzato dalla Federazione russa alla richiesta degli altri Paesi di sorvolare le aree in cui si stava svolgendo una esercitazione militare complessa delle proprie forze armate.

Il dubbio degli analisti occidentali è che la Federazione russa abbiamo posto il suo veto (previsto in alcune situazioni dal trattato) per impedire che le rilevazioni degli aerei "Open Skies", unite ad altre informazioni di intelligence, potesse fornire un quadro troppo preciso delle forze e della disposizione dei complessi operativi della federazione. Ma per un dubbio nessuno rompe un trattato e neanche per tanti dubbi perché è dimostrato dalla storia l'alternativa ai trattati ed alle discussioni diplomatiche rischia di essere una sola.

Dal punto di vista storico l'uscita degli Stati Uniti è quantomeno singolare se si considera che già alla fine degli anni '50 il generale Eisenhower, da presidente degli Usa, aveva lanciato l'idea di un trattato "Open Skies" che consentisse alle due superpotenze di controllare il proprio livello di armamenti in maniera reciproca tramite sorvoli di velivoli dotati di apposite strumentazioni.

Messa da parte per molti anni l'idea di sorvoli reciproci concordati è tornata in auge con il crollo del sistema sovietico quale importante complemento ad altri trattati per il controllo degli armamenti convenzionali in Europa.

Dal punto di vista tecnico implementare il trattato –scrive AVIONEWS- non è stato così semplice.

Ogni Nazione ha dovuto preparare un proprio aereo, generalmente un velivolo a medio-lungo raggio, un trasporto militare oppure un aeromobile commerciale, opportunamente adattato con l'integrazione a bordo di una serie di sensori che consentissero riprese nel campo del visibile ma anche dell'infrarosso e, nel caso dei velivoli americani, anche con sofisticati sensori radar.

Approntati, gli aerei sono stati visionati da team di esperti delle altre Nazioni che hanno dovuto concordare la loro rispondenza al trattato.

Solo successivamente ciascun velivolo ha potuto essere impiegato costantemente nei sorvoli di tratte particolari dei Paesi d'interesse.

I risultati tuttavia sono stati ragguardevoli tutti i partecipanti si sono sempre detti soddisfatti delle informazioni ricevute e in caso di contestazioni queste sono state rapidamente risolte all'interno del trattato.

Non va dimenticato che "Open Skies" ha contributo a sorvegliare l'enorme massa di armamenti che il disfacimento dell'Urss ha lasciato in giro in mezza Europa. Depositi colmi di esplosivo ed armamenti di ogni genere che potevano (ed in molti casi è successo NdR) prendere strade sbagliate.

Un risultato di rilievo frutto del lavoro certosino di coloro che hanno steso il trattato al suo inizio, ma anche di quelli che con riunioni periodiche presso l'Osce (Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa) a Vienna hanno affrontato le difficoltà di implementazione e le hanno risolte sempre attraverso la mediazione. Da ultimo i voli "Open Skies" in molte occasioni hanno consentito anche di raccoglier informazioni utili per il controllo ambientale in Europa.

Proprio per questo clima generale di collaborazione appena increspato dall'opposizione da una parte o dall'altra, nessuno si aspettava questa decisione dirompente degli Stati Uniti che rischia di avere, dicono gli analisti, pesanti ripercussioni anche sugli altri trattati per il controllo degli armamenti in Europa e nel resto del mondo.

Dal punto di vista squisitamente operativo gli Stati Uniti si erano dotati di due velivoli OC-135, derivati dal B-707, sui quali erano stati installati sensori ed una serie di consolle che consentivano voli a lungo raggio per coprire ogni volta una fetta importante della Federazione russa. Per gestire il trattato, di cui è stata per primi firmatari, l'Italia aveva strutturato un apposito ufficio gestito da personale delle Forze armate in particolare dell'Aeronautica militare con sede sull'aeroporto di Roma-Ciampino che fornisce gli ispettori.

L'uscita degli Stati Uniti -ha detto ad AVIONEWS un diplomatico italiano- rischia di scardinare l'intero sistema rendendolo instabile e quindi pronto ad ulteriori abbandoni.
Anche negli Usa le valutazioni su questa mossa a sorpresa di Trump sono estremamente diverse: da un lato si sottolinea che la Federazione russa ha usato i voli "Open Skies" per accumulare informazioni preziose per potere attaccare in caso di necessità obiettivi vitali degli Stati Uniti e dei loro alleati.

Dall'altro si lamenta che la decisione è stata presa in modo assolutamente autocratico ed illegale in quanto il presidente Trump avrebbe dovuto informare con congruo anticipo il congresso del suo intento.

Le frange più estreme del partito repubblicano hanno naturalmente supportato la decisione di Trump sottolineando che in un paio di occasioni il governo russo aveva deliberatamente evitato i controlli "Open Skies" impedendo voli sul confine della Georgia luogo di un sanguinoso conflitto e su una delle più estese esercitazioni militari della federazione impedendo la "trasparenza che è l'obiettivo primario del trattato".

In un estremo tentativo di mediazione è intervenuto anche il segretario generale della Nato, Stoltenberg, che forse involontariamente ha lasciato intendere che quella di Trump va letta come una provocazione (non la prima certo NdR) ed in una riunione ufficiale dell'Alleanza ha chiesto al governo russo di ripristinare il regolare funzionamento del trattato, cioè consentire i sorvoli richiesti, facendo intendere che qualora questo avvenisse gli Stati Uniti potrebbero riconsiderare la loro posizione.

Intanto quale primo risultato della decisione politica di abbandonare "Open Skies" gli Usa hanno fermato il processo di ammodernamento dei due aerei Boeing, un'economia estremamente limitata, ma che potrebbe –sottolinea AVIONEWS- avere conseguenze politiche e diplomatiche di ampio respiro.

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AVIONEWS - World Aeronautical Press Agency
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