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CLARA MOSCHINI

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Con quali soldi si salva e si rilancia Alitalia?

Finora nessuno ha messo un Euro sul tavolo

Per salvare e rilanciare Alitalia il responsabile del ministero dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, ha sempre parlato di almeno 1 miliardo di Euro come capitale iniziale per la "newco". Ferrovie dello Stato ha sempre parlato di un investimento massimo del 30%; il ministro dell'Economia e delle Finanze, Giovanni Tria, si è espresso per "una soluzione di mercato", mentre lo stesso Di Maio ha fissato la quota della partecipazione azionaria del Mef in Alitalia al 15% (che arriverebbe dalla conversione in azioni di parte del prestito ponte). Cioè si ridurrebbe il debito dell'attuale Alitalia Sai di 150 milioni, ma non entrerebbe un Euro nelle casse della "newco".

Stando alle comunicazioni ufficiali altri che hanno assicurato la loro partecipazione finanziaria non ci sono. Al ritorno dell'ad di Fs Gianfranco Battisti da Atlanta non c'è stata né una dichiarazione del Gruppo ferroviario né di Delta, né si è avuta una comunicazione congiunta per ufficializzare la possibilità che il vettore aereo statunitense prenderà il 10% di Alitalia. Le indiscrezioni circolate in merito non sono mai state confermate da nessuno. L'ad di Delta, Ed Bastian, il 5 marzo ha dichiarato che "il valore dell'investimento è molto grande per essere preso in considerazione".

L'ad di Poste Italiane Matteo Del Fante ha recentemente dichiarato "non c'è alcun progetto da parte di Poste e del cda di aprire un dossier per Alitalia". L'ad di Leonardo Alessandro Profumo ha invece affermato "non capirei il senso di una nostra partecipazione". Anche l'ad di Eni, Claudio Descalzi, e l'ad e direttore generale di Cassa depositi e prestiti (Cdp), Fabrizio Palermo, hanno ufficializzato la loro indisponibilità a partecipare al "Progetto Az". E anche oggi le Fondazioni bancarie di Cdp si sono dette contrarie a ogni investimento in Alitalia con una dichiarazione del presidente dell'Associazione di fondazioni e di casse di risparmio (Acri) Giuseppe Guzzetti.

Fincantieri non ha mai manifestato un interessamento, nonostante numerose indiscrezioni giornalistiche l'abbiano più volte indicata. Anche Atlantia, che fa capo ad Aeroporti di Roma, non ha mai esternato alcun interesse per Alitalia; tra l'altro il Gruppo della famiglia Benetton ha un rapporto pessimo con il Governo dopo il crollo di ponte Morandi di Genova.

La low-cost easyJet ha comunicato ufficialmente che non parteciperà al capitale di Alitalia, come già hanno fatto anche Air France-Klm e Ryanair. Indiscrezioni di oggi parlano di China Eastern Airlines, ma anche in questo caso non si hanno notizie ufficiali di un coinvolgimento e sembra più una suggestione dovuta alla presenza in Italia del presidente cinese Xi Jinping

L'unico possibile partner industriale (la cui presenza è conditio sine qua non per la partecipazione di Ferrovie dello Stato) rimane Lufthansa, che si è detta disponibile a intervenire a condizione di avere il 51% di Alitalia e di poter ridurre in modo consistente il personale e il numero di aerei in flotta. Condizioni difficili da "digerire" per il Governo italiano.

La data di fine marzo annunciata da Di Maio per la presentazione del piano industriale è stata spostata, dall'ad di Fs Battisti, per Pasqua. Appare evidente che ci sono problemi seri per chiudere il dossier perché, per elaborare un piano industriale forte, è indispensabile innanzitutto avere chiarezza sugli investitori. L'impressione sempre più diffusa tra gli osservatori è quella che si voglia "scavallare" le elezioni europee -che si terranno il 26 maggio in Italia- per evitare che Di Maio, che ha accentrato a sé la gestione del dossier Alitalia, si presenti al voto a "mani vuote".

L'ottimismo del Governo appare ingiustificato, e intanto i dipendenti Alitalia sfogliano la margherita...

pdp - 1220138

AVIONEWS - World Aeronautical Press Agency
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