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CLARA MOSCHINI

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Industria cinese dell'aviazione si riconverte per produrre mascherine facciali

E l'italiana Leonardo che fa?

Avic, Aviation Industry Corporation of China, attraverso il suo  Avic Manufacturing Technology Institute (Avic Mti) , ha sviluppato -in pochi giorni giorni secondo l'autorevole "Xinhua"- una nuova linea di produzione pensata ad hoc per la realizzazione  in serie di mascherine facciali, per supportare la lotta contro il nuovo coronavirus nel Paese. L'industria è dunque ora in grado di sfornare in modo totalmente automatizzato fino a 140.000 maschere al giorno, o circa 100 al minuto, facendo da apripista alla riconversione per molte altre industrie nazionali alle quali ha fornito il nuovo macchinario. 

Secondo quanto dichiarato in queste ore da Li Zhiqiang, presidente di Avic Mti infatti,  un primo lotto del nuovo macchinario è già stato consegnato ad altre fabbriche cinesi,  ed entro la fine di questo mese ne saranno state messe in funzione 24, in grado di produrre circa 3 milioni di mascherine al giorno per coprire il fabbisogno nazionale, ed anche più. "Le mascherine sono tra gli elementi principali più urgenti nella prevenzione dal contagio. Abbiamo fatto del nostro meglio e utilizzato tutte le risorse disponibili per sostenere la lotta nazionale contro l'epidemia", ha sottolineato Zhiqiang, che è anche il coordinatore principale di questo progetto, e che ha ammesso la sua incompetenza nel settore, un campo completamente nuovo per questo esperto che ha dedicato più di tre decenni alle leghe di titanio aeronautico. Avic, la società madre, ha rapidamente coordinato i team di supporto, e  in soli 16 giorni, Avic Mti insieme ad altre sette società membre della casa madre, ha realizzato l'intero processo di sviluppo della macchina applicandovi "tutte le competenze in fatto di tecnologia aerospaziale: progettazione, produzione, assemblaggio, debug e produzione di prova".

"Quando la prima mascherina è rotolata fuori dal macchinario, eravamo estremamente eccitati, proprio come assistere al primo volo di un aereo", ha ricordato il presidente, che ha concluso: "Laddove vi sia un bisogno della nostra Nazione, ci impegneremo a contribuire. È tempo che l'industria aeronautica, con la sua competenza,  ripaghi i decenni di benefici ricevuti dal Paese".

Al di là del buonismo che traspare dalle parole di Zhiqiang, è questa un'operazione commerciale che cavalca le richieste del mercato? Certo, e ben venga, se serve a risollevare anche in minima parte le sorti di un'economia messa a terra dall'epidemia. Perché no? Se serve a dare al mondo ciò di cui in questo momento ha più bisogno? E non sono certo aerei o elicotteri o navette spaziali. Visto che tra l'altro anche il trasporto aereo è in ginocchio. Ma mascherine, e ventilatori polmonari, nell'attesa che venga trovato un vaccino. 

Via via la grande industria cinese si va riconvertendo, a partire da Avic, conglomercato industriale attivo nel comparto dell'aviazione e della Difesa, come lo è Leonardo in Italia. Perfino in Cisgiordania seguendo il "modello cinese", stanno transformando le fabbriche di scarpe e vestiti per produrre tute protettive e mascherine. E in Italia? Seconda per decessi dopo la Cina; primo focolaio in Europa: Leonardo, che fa?

Clamos - 1228523

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