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Strage di Viareggio. Moretti: confermata condanna a 7 anni

I parenti delle vittime: "Non ricorrete in Cassazione"

La Corte d'appello di Firenze ha confermato ieri la condanna a 7 anni di reclusione per Mauro Moretti, ex-amministratore delegato di Ferrovie dello Stato e Rete ferroviaria italiana imputato al processo per la strage di Viareggio. Il 29 giugno 2009 un treno merci di 14 vagoni deragliò provocando la fuoriuscita di Gpl e l'esplosione del convoglio. Le fiamme avvolsero il treno e tutti gli edifici e le macchine intorno. Nella tragedia morirono 32 persone e 25 rimasero ferite. A distanza di dieci anni la Corte del capoluogo toscano ha confermato la sentenza espressa in primo grado emessa nel 2017 dal Tribunale di Lucca sia per il suo ruolo di ad di Rfi sia come ad di Fs, per il quale invece in primo grado era stato assolto. Per il manager la Procura aveva chiesto 15 anni e 6 mesi con le accuse di disastro, omicidio plurimo colposo, mentre erano finiti in prescrizione i reati di lesioni colpose e incendio. L'inchiesta sul disastro di Viareggio non aveva impedito a Moretti di esser nominato nel 2014 amministratore delegato  di Finmeccanica, oggi Leonardo. 

Oltre ai risarcimenti, alle condanne per gli altri vertici ed i manager tedeschi, la Corte di appello ha disposto anche le condanne a carico di Trenitalia e Rfi a pagare 700 mila Euro per responsabilità amministrativa, ma ha cancellato le interdizioni societarie stabilite dal Tribunale. "Siamo soddisfatti per la sentenza di oggi, non abbiamo lottato per niente. Ora in galera qualcuno ci va davvero, non se la cavano più soltanto con i risarcimenti". Così i parenti delle vittime della strage hanno commentato nella conferenza stampa organizzata oggi, il giorno dopo la sentenza. "Di queste due sentenze che hanno analizzato nel dettaglio un sistema ferroviario totalmente fallace, dovrebbero prenderne atto i nuovi vertici di Ferrovie ed il Mit. Chiediamo pertanto alle società coinvolte, come segnale concreto di scostamento dagli errori gravissimi commessi dai suoi ex-amministratori, di ammettere le proprie responsabilità non ricorrendo in Cassazione ma operando per riqualificare tale sistema".

DDB - 1222484

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